Revisione forense · Cause degli incendi · Sicilia 2003–2026
La risposta ufficiale è «prevalentemente dolosi — opera della criminalità». Questo studio mette alla prova quella risposta con 133.102 rilevamenti satellitari indipendenti, dieci regimi antincendio comparabili nel Mediterraneo, e una ricostruzione casa-per-casa di un comune dei Sicani — per chiedersi se «causato dall'uomo» sia una misurazione o un comodo automatismo amministrativo.
Le istituzioni siciliane, il governo nazionale, la stampa e l'opinione pubblica convergono su un'unica affermazione: gli incendi siciliani sono quasi interamente causati dall'uomo e prevalentemente dolosi — opera di piromani e interessi criminali organizzati. Questo studio conclude che l'affermazione è corretta nella parte quasi priva di contenuto informativo, e sostanzialmente scorretta nella parte che orienta le politiche pubbliche.
«Causati dall'uomo, e in modo schiacciante dolosi.» Il riferimento tecnico è il Piano Regionale AIB del Corpo Forestale della Regione Siciliana: una quota media dolosa del 77,5% (dato di un decennio fa). Il livello politico va oltre, senza metodo: 98% (assessore Savarino, maggio 2025); l'attribuzione di una giornata con 380 incendi alla «mano criminale di piromani senza scrupoli» (presidente Schifani).
Il nucleo sì. La parte portante no. L'ignizione quasi totalmente umana è reale — gli incendi naturali sono lo 0,36% del totale ufficiale, e il dato satellitare lo conferma in modo indipendente: la struttura settimanale di 133.102 rilevamenti è impossibile sotto ignizione naturale (p ≈ 10−108). Ma questo non regge invece per l'etichetta «doloso in senso penale».
Tre consigli di ricerca avversariali (158 agenti) hanno lavorato la domanda in parallelo a un braccio quantitativo indipendente, sottoponendo ogni affermazione portante a verifica ostile. Ogni affermazione è classificata per tipo di evidenza: misurata, codificata ufficialmente, di letteratura, documentale, asserita o contestata — la distinzione centrale è tra ciò che è stato misurato e ciò che è stato codificato d'ufficio.
Il numero ufficiale non regge come misurazione, su cinque basi indipendenti:
Il «calo del dolo» sono due caselle che si scambiano il contenuto, non incendi che cambiano comportamento.
Il 14,7% dei rilevamenti FIRMS grezzi sulla Sicilia non sono incendi vegetazionali (Etna, altre fonti statiche, mare) e vanno filtrati: ogni cifra qui sotto si basa su 94.465 rilevamenti vegetazionali, Etna escluso.
Nessuna tendenza significativa in 23 anni — test di Mann–Kendall sulla serie coerente MODIS (2003–2025): z = −0,37, p = 0,71; VIIRS (2013–2025): z = +0,55, p = 0,58. Gli anni estremi (2007, 2012, 2021, 2023) svettano sugli anni quieti senza una salita monotòna: la firma di un sistema governato dal meteo, non di un'ignizione in crescita.
La struttura settimanale dei rilevamenti (impossibile sotto ignizione naturale, p ≈ 10−108) conferma in modo indipendente che l'ignizione è quasi interamente umana — senza però poter distinguere, da sola, dolo da negligenza agro-pastorale.
Messa a confronto con altri regimi antincendio, la quota «dolosa» segue quanto è grande il residuo «sconosciuto» e se il sistema di classificazione prevede o meno una categoria agro-pastorale — molto più di quanto segua un comportamento umano misurabile.
| Regione | Quota «dolosa» | Residuo sconosciuto | L'indizio |
|---|---|---|---|
| Sicilia | ~77% (media 2010–20); 95–98% a livello politico | 5→30% (in crescita) | Doloso+sconosciuto fissi al 96%; l'assessore l'ha rinnegato; 3 condanne senza perizia |
| Sardegna (analogo più vicino) | 68,4% degli incendi indagati | — | Il 79,3% dei «dolosi» non ha un movente accertato. Pastorale solo 4,2% |
| Galizia | 81% intenzionale | — | Solo 18–31% con riscontro forense; ~2% con colpevole identificato |
| Aragona | 18% degli incendi · 4% della superficie | — | I fulmini accendono più incendi (21%) del dolo |
| Grecia (1984–2009) | 12% doloso | 57% | Con un residuo tenuto onesto, la quota dolosa è modesta |
| Corsica / Prométhée | 32% (Sud) – 66% (Nord) | ~70% «causa sconosciuta» | Il database agricolo indipendente ODARC trova 15–36% di ignizione pastorale — una categoria che Prométhée non ha |
La Sardegna è lo specchio più vicino della Sicilia: il suo sistema ufficiale codifica la maggioranza degli incendi come «dolosi» — e poi registra che quattro su cinque non hanno alcun movente.
Se la narrazione regionale fosse una generalizzazione valida, dovrebbe descrivere anche l'interno dove opera PHOENIX. Non lo fa. Ritagliata sui confini comunali (Carta Natura ISPRA/Regione Siciliana), Alessandria della Rocca è 78,6% terreno agricolo, 14,7% steppa/pascolo arido, e solo il 2,6% bosco o rimboschimento di qualsiasi tipo. La provincia di Agrigento nel suo insieme è 69% agricola, 19% pascolo/incolto, 8% bosco — la meno boscosa di Sicilia.
2,6% di ADR è bosco di qualunque tipo · popolazione −64% dal 1951 (6.408) al 2026 (2.301) · 2 soli incendi vegetazionali registrati 2009–2026 · 8% della provincia di Agrigento è foresta.
Lo spopolamento (dal 2002 al 2024 decrescita naturale e migrazione interna, non più l'esodo transatlantico) lascia erba e campi abbandonati ad accumularsi come combustibile continuo e non gestito — l'alternativa strutturale principale alla narrazione del dolo, qui non asserita ma contata.
Il calendario del raccolto scontra direttamente col divieto di legge: il grano dell'interno, all'altitudine di ADR, si raccoglie a metà/fine luglio, ben dentro il periodo di massimo rischio. La bruciatura delle stoppie è così costretta o fuori tempo massimo o dentro una stretta finestra pre-divieto — e il record FIRMS mostra esattamente la compressione risultante: un picco netto 10–20 luglio, coincidente con l'episodio record di luglio 2026. Ciò che il sistema ufficiale codifica come incendio «doloso» provinciale e ciò che calendario e satellite identificano come bruciatura di stoppie sfuggita sono, in prima approssimazione, gli stessi incendi sotto due nomi diversi.
Nel 2021 la Sicilia ha avuto 978 incendi e 59.872 ha bruciati (61 ha/incendio); nel 2022, più incendi (1.083) ma solo 24.561 ha (23 ha/incendio) — meno della metà della superficie. La varianza della superficie bruciata è governata dalla probabilità che un principio d'incendio diventi grande, non dal numero di inneschi. A pesare, in ordine: meteo di fuoco (l'incidenza esatta per la Sicilia resta non misurata), saturazione simultanea di una flotta antincendio limitata (380 eventi il 25 luglio 2025 contro ~10 elicotteri regionali), continuità del combustibile erbaceo da abbandono (effetto contestato), struttura delle piantumazioni di conifere del XX secolo (bruciano il doppio del bosco siciliano medio, ma solo l'8% della superficie bruciata è forestale).
Le torrette di avvistamento (retribuiscono il 71% delle segnalazioni 2017–21 contro il 17% della linea cittadina) sono economiche e dimostrabilmente efficaci, ma poco valorizzate. Il fuoco prescritto su scala realisticamente raggiungibile in Sicilia è stato confutato come misura risolutiva (onesto risultato negativo). La sorveglianza per l'attribuzione (droni, mappature) ha fallito nei propri termini: ~290.000€ di droni hanno identificato 3 responsabili in 3 anni; un finanziamento UE da 36,4 milioni di euro per la sorveglianza è andato perso per un aggiudicatario non qualificato.
«Causato dall'uomo» è vero. «Causato dall'uomo in modo deliberato e criminale» è il punto in cui la misurazione si ferma e inizia la convenienza amministrativa. La cornice del dolo esternalizza la responsabilità dalla gestione del territorio, dai bilanci di prevenzione e dal fallimento nel rilevamento precoce, scaricandola su un criminale anonimo — senza che sia necessario ipotizzare malafede: la struttura degli incentivi e la convenzione di classificazione producono questo effetto da sole.
La cornice del dolo ha un riscontro giudiziario reale solo in un'area ristretta: l'interfaccia urbano-boschiva Palermo–Trapani. Altrove — Agrigento, Caltanissetta, Enna, che insieme hanno fatto ~67% della superficie bruciata 2025 in Sicilia — il driver reale documentato è la bruciatura agro-pastorale sfuggita su terra abbandonata, non il dolo criminale. Le tre province erano tutte fuori dallo stato di emergenza di luglio 2023, dichiarato solo per Catania, Messina, Palermo e Trapani.
Mancano tuttora: dati di causa a livello provinciale (esistono solo a livello regionale); una scomposizione della varianza della superficie bruciata tra meteo, combustibile, ignizione e soppressione; un dato sui tempi tra rilevamento e intervento; e una riconciliazione tra le serie di superficie bruciata di ISPRA, ARPA, EFFIS e Legambiente, che divergono in modo sostanziale.
Gli incendi siciliani sono accesi da persone, in modo schiacciante; non sono, per nessuna prova misurata, l'ondata di dolo criminale che lo Stato descrive; e il disastro che diventano è fatto di calore, combustibile e una campagna svuotata, molto più che dall'intenzione di chi accende il fiammifero.